Confindustria Rimini

I dati dell'indagine annuale

  LE AZIENDE RIMINESI SEMPRE PIU' INTERNAZIONALI NEL 2010 CRESCONO IMPORT ED EXPORT NONOSTANTE LA CRISI   I dati dell'indagine annuale di Confindustria Rimini  Le imprese riminesi sono sempre più internazionali. Per le aziende del territorio, infatti, l'internazionalizzazione, nonostante una congiuntura economica non particolarmente favorevole, continua ad essere intesa non solo come possibile forma di diversificazione del mercato, ma anche come potenziale strumento di ottimizzazione dei costi e della qualità di produzione. A dimostrarlo i dati dell'indagine di Confindustria Rimini sul grado di export-internazionalizzazione delle aziende associate, relativa al 2010 e realizzata in collaborazione con Banca Carim.   L'indagine è stata realizzata sull'elaborazione di questionari compilati da 148 aziende (il campione corrisponde al 29,4% delle imprese associate e rappresenta il 78,8% del fatturato globale). Di queste 148 aziende, 120 (7 in più rispetto al 2009, 10 in più rispetto al 2008 ed esattamente il doppio rispetto alla prima indagine che fu effettuata nel 2003) hanno dichiarato di avere contatti con l'estero.   Dati in linea con l'analisi ISTAT, in cui si osserva che l'export della Provincia di Rimini riscontrato nel primo semestre del 2010 si attesta ad oltre 735 milioni di Euro, contro i circa 594 milioni dell'anno precedente. Questo dato evidenzia un consistente incremento dell'esportazione della nostra provincia, pari ad un +23,7%, che la porta ad essere la seconda dopo Ferrara, per aumento percentuale in tutta la Regione Emilia Romagna. La provincia di Rimini, nello stesso periodo, verifica un simile trend anche per quanto concerne le importazioni. Si registra, infatti, un aumento pari al +39,5% rispetto allo stesso periodo del 2009 il più alto di tutta la Regione Emilia Romagna.   In particolare, per quanto concerne l'indagine 2010 di Confindustria Rimini, rispetto al 2009 è possibile riscontrare un significativo incremento nel numero di aziende che intrattengono rapporti con l'estero finalizzati sia all'attività commerciale che all'approvvigionamento di materie prime, risorse e competenze. Per quanto riguarda le aziende solo esportatrici, dall'indagine è emerso un decremento piuttosto rilevante, mentre si evidenzia un leggero aumento delle aziende che si rivolgono a mercati stranieri solo con finalità di approvvigionamento. Prendendo in considerazione i valori percentuali, oltre la metà del campione (60,8%) dichiara di svolgere nel 2010 parallelamente attività di import e di export, le aziende esclusivamente esportatrici corrispondono al 26,7% del campione, mentre si attestano sul 12,5% del totale le aziende solo importatrici. Questo particolare andamento può essere considerato una diretta conseguenza della delicata congiuntura economica che ha pesantemente influenzato il clima competitivo internazionale.   "In tempi di crisi – spiega il Presidente di Confindustria Rimini, Maurizio Focchi - le imprese sono naturalmente portate a spingersi verso una profonda riorganizzazione e razionalizzazione della propria attività, prendendo in considerazione, spesso per la prima volta, mercati esteri come potenziali forme strategiche per l'ampliamento dei loro mercati e del loro business.E per risollevarsi dalla crisi è indispensabile, puntando su innovazione ed intraprendenza, essere pronti ad affrontare quei mercati che offrono buone opportunità. Anche nel 2010 Confindustria Rimini è stata fortemente impegnata nell'affiancare le aziende che hanno deciso di svolgere percorsi di export internazionalizzazione. Insieme a loro abbiamo intrapreso percorsi importanti per avviare e consolidare rapporti con altri mercati, in particolare quelli emergenti in cui si intravedono buone possibilità di rilancio anche per le nostre imprese. Tante le opportunità che abbiamo creato in questo senso. Come esempi cito i Progetti Polonia e Marocco e la missione del Sistema Confindustria nei Paesi del Golfo alla quale ho partecipato nella doppia veste di imprenditore e presidente dell'Associazione. Una missione che ha portato alle aziende riminesi coinvolte importanti opportunità di investimento” .   ANALISI PER AREA GEOGRAFICA Dal lato delle esportazioni, l'Europa Comunitaria (dei 27 Paesi Membri) continua ad essere la principale area di riferimento (89,5% del campione). Significativo è il trend positivo riguardante l'Europa dell'Est non Comunitaria (71,4% delle preferenze), area particolarmente attrattiva per l'interessante velocità con cui sta reagendo progressivamente alla crisi dei mercati internazionali, l'Africa Centrale e Sub Sahariana e il Sud America, mercati fino ad oggi non troppo esplorati dalle imprese italiane e, pertanto, con un maggiore potenziale di espansione. Per quanto concerne le importazioni, in linea con i dati 2009, si conferma il netto predominio del binomio Europa Comunitaria ed Asia, che rispettivamente, riforniscono il 78,4% ed il 48,9% delle imprese del campione che si dichiarano importatrici. E' da rilevare la crescente importanza dei mercati dell'Europa Orientale non Comunitaria (28,4%), che si propongono sempre di più come partner strategici per lavorazioni, forniture e risorse di alto livello tecnologico e di know-how. Nel dettaglio emerge il netto predominio dell'Europa dei 27 paesi (l'89,5% delle esportazioni ed il 78,4% delle importazioni riguardano paesi dell'Europa Comunitaria). Dato che si evince anche da un'analisi approfondita dei singoli paesi di destinazione e di provenienza degli scambi commerciali. Infatti, come nel 2009, i primi quattro paesi di destinazione, per importanza, delle esportazioni sono Francia (59%), Germania (54,3%), Spagna (52,4%), Regno Unito (40,9%), Russia (37,1%). Seguono, per citare la parte alta della classifica, Rep. Ceca, EAU, Arabia Saudita, Australia e Giappone, Danimarca, Svezia e Turchia, Sud Africa e Ucraina, Canada Cina e Norvegia. La prevalenza dell'Unione Europea è riscontrabile anche dal lato delle importazioni. A conferma di quanto emerso nel 2009, la Germania si attesta come primo paese di approvvigionamento, con il 46,6% delle preferenze, seguito dal mercato cinese (primatista nel 2008) con il 37,5% del campione, dalla Francia e dalla Spagna (rispettivamente 27,3% e 20,4%) A seguire: Taiwan, Brasile, Croazia, Portogallo, Rep. Ceca, Svizzera e Thailandia, Argentina, Corea del Sud, Svezia e Ungheria, Austria, Bulgaria, Danimarca, Israele, Russia, Sud Africa, Ucraina e Vietnam.  ANALISI PER SETTORE Per quanto concerne i quattro comparti più rappresentativi del tessuto imprenditoriale della Provincia di Rimini (Metalmeccanico, Industria del Legno, Abbigliamento/Tessile/Calzaturiero, Agroalimentare) è riscontrato un forte orientamento all'internazionalizzazione. Per il settore metalmeccanico, Francia e Germania sono i principali mercati di sbocco (67,5%), seguite da Spagna e Belgio (rispettivamente al 60% e 45%), Austria e Regno Unito (42,5%), Olanda, Russia, Australia e Romania (32,5% delle preferenze). Al primo posto tra i paesi di importazione si attestano Germania (55,2%) e Cina (31%), seguite da Francia e Stati Uniti (rispettivamente al 20,7% e al 17,2%). Per il settore legno, il principale paese di destinazione è la Spagna (63,6%). A seguire vi sono Francia e Russia (54,5%), Romania (45,4%), Germania e Regno Unito (entrambe al 36,4%). Per ciò che concerne le importazioni, il settore si approvvigiona principalmente in Cina (37,5%), Germania e Romania (25%). Anche per il settore abbigliamento/tessile/calzaturiero la Francia è al primo posto tra i paesi di destinazione (68,7%), davanti a Germania (62,5%), Spagna, Austria e Russia (50%). Le importazioni vedono prevalere nettamente la Cina (60%), seguita a distanza da Hong Kong (40%). La Francia si conferma come il primo paese di destinazione anche per il settore agroalimentare (58,8%). Il settore è molto presente anche in Germania e Austria (47%), Spagna (41,2%). Per quanto riguarda le importazioni, il settore acquista in primo luogo dalla Germania (47,1%), seguita dalla Francia e dalla Spagna (41,2%).   PRINCIPALI OSTACOLI ALL'INTERNAZIONALIZZAZIONE In termini comparativi, rispetto al 2009, le imprese della provincia dimostrano di percepire ancora come maggiormente gravosi gli ostacoli di tipo conoscitivo (70% del campione) sebbene in sensibile diminuzione, seguiti dagli ostacoli finanziari e/o di supporto (44,2% in netto aumento), dagli ostacoli strutturali e/o di servizio (43,3% in crescita), dagli ostacoli dimensionali (35,8% in crescita), ed infine dagli ostacoli socio-economici e/o politici (13,3% in lieve diminuzione). Molto significativo è il dato riferito alla progressiva crescita degli ostacoli Finanziari e/o di supporto in valore assoluto.  Questo incremento trova anche in questo caso facile spiegazione nell'aumento delle difficoltà da parte delle imprese, soprattutto se di piccole e medie dimensioni, nel reperimento di liquidità sufficiente a fronteggiare investimenti in mercati stranieri. L'accesso alla finanza (agevolata e non) si conferma pertanto un mezzo sempre meno trascurabile per poter continuare e potenziare la propria attività all'estero senza dover gravare consistentemente sui conti aziendali.  I SERVIZI PRIORITARI PER LE IMPRESE Diversamente da quanto emerso nel 2009, anno in cui si è verificato un generale decremento della richiesta di servizi da parte delle imprese del campione, dovuta probabilmente ad una generale tendenza verso la razionalizzazione e riduzione dei costi, nel 2010 si è riscontrato un deciso incremento della richiesta di supporto all'internazionalizzazione.  Il servizio più richiesto è quello di informazioni commerciali e di mercato e sulla legislazione doganale (57,5%), seguito dall'assistenza in materia di contrattualistica e normativa estera (45% in aumento). Continua a crescere l'importanza attribuita al servizio di assicurazione dei crediti all'esportazione (38,3%). Molto interessanti, in termini di valore assoluto, i dati che esprimono una crescente attenzione alla certificazione di qualità (14,2% rispetto al 7,1% del 2009) e alla registrazione di marchi e brevetti (8,3% rispetto al 2,6% del 2009).   Come traspare dal trend complessivamente positivo, è opportuno considerare che l'accesso a servizi di supporto in materia di internazionalizzazione viene ritenuto sempre più un elemento fondamentale per il successo delle attività al di fuori dei confini nazionali. Di questo Confindustria Rimini è assolutamente consapevole e lo testimoniano le numerose iniziative ed i servizi messi a disposizione della propria base associativa con lo scopo di assisterla ed orientarla in una più efficiente e remunerativa attività di internazionalizzazione. La conferma del fatto che Confindustria Rimini opera bene specialmente per quanto riguarda l'organizzazione di missioni all'estero e la ricerca di nuovi partner è messa in evidenza dal calo del grado di priorità assegnato a queste due attività (rispettivamente il 10,8% del 2010 contro il 13,3% del 2009 e il 44,2% del 2010 contro il 51,3% del 2009) da parte delle imprese.  FORME DI COLLABORAZIONE ALL'ESTERO Rispetto ai dati 2009, il numero di aziende che hanno sperimentato forme di collaborazione con aziende straniere è fortemente in crescita, attestandosi sulle 60 unità (41 nel 2009). La distribuzione a livello settoriale di questa porzione del campione, vede 25 aziende del settore metalmeccanico, 9 del settore agroalimentare, 7 aziende di abbigliamento/tessili/calzature, 7 dell'industria del legno.In generale, la forma di collaborazione che viene maggiormente ricercata dalle imprese è quella commerciale, seguita dagli accordi di joint venture per quanto riguarda i settori della meccanica e dell'agroalimentare e dagli accordi di cooperazione produttiva preferiti dai settori abbigliamento/tessile/calzature. Meno utilizzate le forme di collaborazione in termini di cooperazioni finalizzate alla ricerca e accordi tecnici e/o formativi.  Con riferimento alle aree geografiche in cui le aziende associate hanno instaurato le collaborazioni attuali o passate, il primato continua a registrarsi sulla Spagna (31,7% in aumento), seguita a ruota dalla Cina (23,3% in leggero calo). Anche Francia, Germania e Romania (18,3%) risultano essere mercati interessanti, seguiti immediatamente da Regno Unito e Slovenia (16,7%) e dagli Stati Uniti (15%), tutti mercati in crescita rispetto al 2009.    PAESI DI INTERESSE NEL PROSSIMO TRIENNIO Volendo proseguire l'iniziativa intrapresa già nel 2008, anche l'Indagine 2010 ha chiesto al campione di indicare quali siano i paesi prioritari e più interessanti nei prossimi tre anni. L'obiettivo è quello di poter indirizzare l'attività dell'Ufficio Export-Internazionalizzazione su rotte il più possibile condivise. Il paese di maggior interesse per le aziende della Provincia è risultato ancora la Russia (segnalata dal 24,2% del campione). Seguono Stati Uniti (21,7%, contro il 15% del 2009), Germania (17,5% in calo rispetto al 21,2% dello scorso anno), Francia (16,7% in calo rispetto al 23,9% del 2009), Cina (14,2% in leggera diminuzione rispetto al 16,8% del 2009), Brasile e Polonia (13,3%, mentre nel 2009 registravano rispettivamente l'8,8% e il 12,4%).   Ufficio Stampa Confindustria Rimini