Unione Nazionale Artigiani Sammarinesi

"Erga omnes”, gli artigiani: occasione persa, lontani gli obiettivi di democrazia

Artigiani delusi della proposta normativa della Segreteria al Lavoro. Con la scusa di affrontare i temi previsti, si perseguono scopi diversi cari al sindacato. Da troppo tempo si registra una forte confusione tra contratti collettivi vari, rappresentatività ed erga omnes più o meno applicato, basandosi sul requisito di iscrizione anziché sul fondamentale principio legato alla democrazia ed alla rappresentatività delle maggioranze. Tra le associazioni, chi difende l'attuale legge lo fa perché diversamente non avrebbe titolo in molti comparti in cui millanta rappresentatività. Chi vorrebbe non cambiare nulla, basandosi su libere interpretazioni ed invocando la Dichiarazione dei diritti dei cittadini e dei principi fondamentali dell'ordinamento sammarinese del 1974, dimentica o ignora che è proprio nella invocata carta l'Unione Artigiani trova fondamento di quanto rivendica da sempre e con particolare intensità da oltre 5 anni. L'art. 2 della Carta garantisce che "La sovranità della Repubblica risiede nel popolo, che la esercita nelle forme statutarie della democrazia rappresentativa. ”Dopo anni che viene richiesto, e dopo che il Consiglio Grande e Generale da quasi 2 anni ha licenziato uno specifico ordine del giorno attribuendo alla Segreteria di Stato al lavoro l'incarico di proporre soluzioni in tema di rappresentatività ed efficacia erga omnes in tema di contrattazione collettiva, da tre giorni è stato presentata una proposta di legge in tema di rappresentatività sindacale e di efficacia della contrattazione. Ma l'immobilismo in materia dopo tanto tempo anziché trovare uno spiraglio per raggiungere ai principi fondamentali della democrazia in cui le maggioranze hanno un significato, ha ispirato la creazione di una prima proposta normativa assolutamente priva dei contenuti richiesti, ma attenta a proporre argomenti lontani dal tema, cari solo ad alcune parti sociali. Anche se potrebbe apparire prematuro, una delusione prevale sul salutare con favore una iniziativa invocata a gran voce, al punto di porsi alcune domande. Servono commissioni pubbliche per dirimere questioni contrattuali che sono e devono restare il cuore del rapporto tra le parti sociali sindacati e datori di lavoro? Può essere la legge a dettare regole e tempi di un contratto che per definizione devono essere prerogative delle controparti? Perché prevedere per legge il contratto integrativo aziendale, assolutamente inapplicabil per le piccole imprese ed ipotesi che crea inopportuni ed ingiustificati costi in un momento che le imprese vivono crisi storiche? Sicuro che con queste norme si riuscirà a fare i contratti?Può ritenersi rappresentativo ed avere diritto chi annovera un misero 5% (cinque percento)? Cosa serve in questo contesto preoccuparsi della quota di servizio (ovvero del famoso 0,40% le risorse del sindacato)? E può una Segreteria di Stato prendere come consulente un importate docente che spesso e volentieri è consulente anche per alcune organizzazioni sindacali? Ed il testo elaborato dai consulenti sia stato redatto senza mai sentire la necessità di un incontro con le singole parti sociali? (forse la posizione dei sindacati era nota e la controparte non interessava? Prendiamo atto che finalmente si parla di rappresentatività, ma speriamo che la rotta cambi e di molto. Unione Nazionale Artigiani Repubblica di San Marino