CSdL: inflazione e scala mobile, no alla manipolazione di dati e fatti storici

Gli aumenti ottenuti dai lavoratori nel 2005 sono superiori all’inflazione

Image

 
Era forse inevitabile che all’approssimarsi della campagna referendaria, tra i “contendenti” vi sia chi finisce per usare i dati inflativi a proprio uso e consumo, con esagerazioni e distorsioni che devono essere smentite.
In particolare l’affermazione che i lavoratori dell’industria e dell’artigianato nella vertenza contrattuale del 2005 hanno dovuto scioperare, perdendo conseguentemente una parte del loro salario, per ottenere aumenti inferiori all’inflazione, è una palese falsità che offende soprattutto quelli che si sono impegnati in prima persona per il rinnovo di quei contratti.
E non si può non ricordare che la stessa vertenza del 2005 era caratterizzata in gran parte da rivendicazioni normative e sociali. Sono state soprattutto queste a impegnare i lavoratori nelle dure lotte di quella vertenza contrattuale.
Sicuramente, se l’oggetto del contendere fossero stati solo gli aumenti contrattuali, non si sarebbe raggiunto quel livello di conflittualità.
Circa i livelli di inflazione, non si può prendere a riferimento il dato relativo ad un mese, che pure evidenzia una tendenza, per fare i conti in tasca ai lavoratori, a proprio uso e consumo.
Nel 2005 e nel 2006 l’inflazione media annuale a San Marino è stata rispettivamente dell’1,74% e del 2,03%, peraltro inferiore a quella italiana. I lavoratori dell’industria hanno invece ottenuto aumenti del 2,65% per il 2005, 2006, 2007, e del 2,55% per il 2008, oltre all’incremento del salario variabile.
Quindi nel 2005 hanno percepito lo 0,91% in più rispetto alla inflazione sammarinese, e lo 0,62% in più per il 2006.
Nel 2007, il dato medio al 30 novembre è pari al 2,34%, quindi ancora inferiore agli aumenti contrattuali raggiunti. Ancora una volta, pertanto, i contratti hanno saputo aumentare il potere d’acquisto dei redditi dei lavoratori, andando oltre l’inflazione, senza bisogno di meccanismi automatici. Strumentalizzare l’ultimo dato tendenziale dell’inflazione per sostenere la reintroduzione della scala mobile, è sintomatico dello scarso livello delle argomentazioni addotte.
Il Sindacato - che comunque è contrario alla reintroduzione della scala mobile, anche perché come la storia ha dimostrato alimenterebbe ancora di più l’inflazione, togliendo ogni freno ai soggetti che determinano l’aumento dei prezzi, a discapito proprio dei redditi più bassi - ha giustamente lanciato l’allarme perché tutti, a partire dal Governo, facciano la loro parte per tenere per quanto possibile sotto controllo i fenomeni inflativi.
Enzo Merlini - Segretario FULI/CSdL