La protesta degli autotrasportatori

Tir, blocco continua ma si tratta a Palazzo Chigi

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MILANO/ROMA (Reuters) - La protesta degli autotrasportatori, al suo terzo giorno nonostante la precettazione decisa ieri, continua a creare problemi al traffico e all'approvvigionamento di carburante e prodotti alimentari, mentre una ripresa delle trattative tra governo e manifestanti è attesa per il pomeriggio.
Una fonte governativa ha reso noto che i sindacati del settore sono stati riconvocati a Palazzo Chigi "Non siamo al muro contro muro. I contatti non si sono interrotti del tutto e si continua a trattare. Potrebbe arrivare una schiarita", ha precisato un'altra fonte governativa, nonostante il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi abbia detto stamani di non voler riprendere le trattative fino alla revoca dei blocchi.
Intanto sulle strade permangono i presidi anche se, fa sapere il Viminale in una nota, "ci sono segnali positivi in alcune regioni come l'Emilia Romagna, la Toscana, la Sicilia occidentale, la Puglia, il Friuli". "Laddove restano i blocchi si stanno rilevando puntualmente le violazioni all'ordinanza, che saranno perseguite come previsto dalla legge", aggiunge l'Interno, sottolineando che si stanno impiegando 2.500 unità di polizia per "garantire in tempi rapidi il ritorno alla normalità".
Le procure di Roma, di Tivoli e di Rieti hanno intanto aperto dei fascicoli di inchiesta con l'ipotesi di reato di interruzione di pubblico servizio rispettivamente per i blocchi di Roma Sud, Roma Est e Roma Nord.

BIANCHI: "DANNI ALLA COLLETTIVITA'"

Parlando in tv, il ministro Bianchi aveva detto stamani che le organizzazioni degli autotrasportatori non sarebbero state convocate qualora non avessero rimosso i blocchi ritenuti "illegali". Il ministro aveva quindi spiegato che il provvedimento emesso ieri, col quale si ordinava l'interruzione del fermo dei Tir alle 23,59 "tecnicamente non è una precettazione, che riguarda solo il servizio pubblico, ma un'ordinanza per la violazione del codice di autoregolamentazione e per danni alla collettività".
Secondo Conftrasporto, tra le sigle aderenti al blocco, quella del ministro Bianchi è una "provocazione gratuita". "Il ministro ha dichiarato che la convocazione è subordinata alla revoca del fermo. Ci auguriamo che in maniera responsabile il governo assuma la guida di questa trattativa e lavori per dare le risposte che gli autotrasportatori attendono", aveva detto in una nota.
Anche la Confcommercio aveva auspicato oggi una ripresa al più presto delle trattative.

PRECETTAZIONE ILLEGITTIMA
I camionisti considerano la precettazione illegittima e sono decisi a non cedere, perché considerano l'ordinanza giuridicamente infondata ed effettuata senza l'adozione delle procedure di conciliazione previste, secondo quanto dichiarato da Cna Fita.
Lo sciopero è stato indetto per chiedere un aumento della capacità contrattuale, il contenimento del prezzo del gasolio e dei costi d'esercizio, il riconoscimento del costo minimo, la lotta all'abusivismo e alla concorrenza sleale e la certezza sui tempi di pagamento.
Per parte sua il governo dice di aver stanziato incentivi per 70 milioni di euro per il ricambio dei veicoli e 116 milioni per la logistica, di aver approvato una serie di agevolazioni fiscali per gli autotrasportatori, di aver aumentato i controlli sui mezzi pesanti che circolano sulle strade italiane, anche per il rispetto delle norme sulla concorrenza.

DISTRIBUTORI A SECCO, ALIMENTARI A RISCHIO

ll fermo intanto ha lasciato a secco buona parte dei distributori di benzina su tutto il territorio nazionale. "Al momento tutti i distributori della rete ordinaria sono a secco, salvo rare eccezioni", ha detto oggi in una nota Martino Landi presidente Faib (Federazione autonoma italiana benzinai).
"La nostra categoria sta subendo ingenti perdite con la chiusura forzata dei distributori e chiede un intervento al governo".
I blocchi stradali non autorizzati stanno causando perdite economiche incalcolabili anche alle imprese che producono alimenti deperibili come latte, carne e frutta e verdura che peraltro stanno scomparendo dagli scaffali di negozi e supermercati, secondo quanto riferisce la Coldiretti in una nota, aggiungendo che la decisione di precettare non esclude l'azione legale di richiesta danni per le perdite subite a causa delle mancate consegne e che l'ipotesi è in fase di valutazione.
Lo sciopero ha bloccato anche il lavoro negli stabilimenti di Fiat Auto, dove la produzione ieri si è fermata per la mancanza di componenti e sono stati messi in libertà circa 22.000 lavoratori.