Le imprese informano: Consorzio Vini Tipici

Resoconto del work­shop “Eno­lo­gia e viticoltura a San Marino

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  Lo stato dell’arte dell’enologia e della vitivoltura nazionali in un workshop tecnico
Consorzio Vini Tipici, l’equilibrio tra tradizione e innovazione
Il miglioramento continuo è l’approdo del CTV e dei produttori. Un impegno che è anche ricerca e sperimentazione per prodotti di qualità sempre più elevata 
Legare la produzione vinicola al territorio di origine dei vitigni, contrariamente a quanto si potrebbe supporre a prima vista, non è un percorso affat­to semplice.
E’ invece un’operazione di grande complessità che ri­chiede anni, leggi, investimenti, competenze, tec­no­logia, ricerca, speri­menta­zio­ne, ese­ge­si culturale, comunicazione.
Il tutto opportunamente ”sha­ke­rato“ in un programma di svi­lup­­­po della produzione locale che fa della qualità un prere­qui­sito essenziale per una colloca­zio­ne di mercato non banale di quella che fino a ieri era la canonica “bot­tiglia”.
Una “bottiglia” og­gi in­vece sempre più messag­ge­­ra, per San Marino, del­la ti­pi­­cità culturale e mor­fo­lo­gica del territorio ed e­spres­sione non solo di tra­­dizioni, passioni e antichi sa­peri, ma anche della capacità dell’inte­ra filiera viti­vinicola di a­dattarsi al processo di moder­niz­­za­zione produttiva che la ricer­ca della qualità esige.
Marchi a identificazione di o­ri­gine come i rossi Tessano e Bru­­gne­­to”, e i bianchi Caldese, Bian­ca­­­le e Roncale, come pure i mo­sca­ti e gli spumanti, non si improvvisano dal­la sera alla mattina.
Così co­me non si improvvisano le qualità e le caratteristiche or­ga­no­­let­­tiche (colore rubino intenso, profumo fruttato, sapore pieno, ar­monico e persistente), dell’ultima eccellente “creazione” dei tecnici del Consorzio Vini Tipi­ci di San Ma­rino: il Sangiovese, grande protagonista del work­shop “Eno­lo­gia e viticoltura a San Marino”, svol­tosi lo scorso 15 novembre al Kursaal.
Una sorta di meeting allargato nel quale, con il contributo di tutti i protagonisti della catena eno­logica nazionale, si è tentato per la prima volta una orga­nica ricostruzione della storia, dei bilanci e delle prospettive della giovane e­sperienza sam­mari­ne­se nella produzione di uve e vini di qualità.
Dietro a ciò che oggi sembra quasi scontato, ovvero il successo di una produzione di pregio condensata in soli 116 et­tari, curata da 180 consorziati e im­per­niata sulla coltivazione dei migliori vi­tigni (per il 65% San­giovese e per il 35% uve bianche autoctone co­me Biancale, Moscato, Ribolla, Canino, Car­ga­rello), c’è infatti l’im­pegno corale e protratto di una inte­ra comu­nità. Impegno partito da lon­tano, per l’esattezza nel 1979, data di creazione del CVT, e proseguito senza soste attraverso tappe importanti come la nascita del Centro Viti­co­lo “Bo­sche” e l’istituzione per legge del Catasto dei Vigneti e del marchio di “Identificazione di Origine”, e oggi affida­to ad avanzati progetti sperimentali di recupero e va­lorizzazione di biotipi di vitigni locali o anticamente coltivati, co­me il Terrano e il Lambrusco gra­sparossa, presenti in territorio.
Tutti i tecnici intervenuti al dibattito, dal direttore dell’Ufficio gestione risorse ambientali e agrico­le, Leonar­do Lonfernini, a Federico Curtaz, agronomo e consulente del Consorzio Vini Tipici, passando per Leonardo Se­ghet­ti, docente di E­no­­logia al­l’ITAS di Ascoli Piceno e il ricerca­tore Gian­carlo Moretti, hanno insistito sul tasto dell’impegno co­mune, dell’equilibrio tra tradizione e innovazione, della felice inte­grazione tra sforzi dei priva­ti e sen­sibilità della parte pubblica, quali condizioni imprescindibili della rinascita enologica della Repubblica.
Bello e sentito, nella sua asciutta ma non certo distaccata semplici­tà, l’in­­tervento di Curtaz, uno de­gli arte­fici, insieme ad Aroldo Bel­lelli, dell’ambizioso Progetto Elite, avviato nel 2004. “Traccio un bilancio più che lusin­ghiero - ha affermato infatti il tecnico val­do­sta­no -, di questi primi due anni e mezzo di collaborazione con i so­ci e l’ottimo staff di cantina. Una esperienza davvero positiva, partita con l’osservazione dei territorio, l’analisi delle esposizioni e della natura e dell’altitudine dei suoli, e sfo­cia­ta nella selezione di vitigni storicamente radicati o di più recente introduzione. Un ringraziamento par­ticolare ai soci che hanno aderito al progetto e con entusiasmo hanno adottato tecniche e proce­dimenti innovativi di ma­tu­ra­zio­ne e raccolta delle uve”.
Il risultato raggiunto? “La qualità - ha sottolineato Curtaz -, sotto forma di impatto, sostanza e per­so­na­lità dei vini. Senza uve di qualità, è impossibile ottenere vini di pregio. Per questo l’intervento e­nologico è stato ridotto al minimo, per evitare che eccessivi innesti di creatività potessero alterare gli e­quilibri naturali. Ora non sta a me dare giudizi sui risultati della nostra ricerca. Però mi sento di di­re che l’entusiastica accoglienza riservata da distributori e consumatori al Sangiovese 2005 è di ottimo auspicio per il proseguimento di un cammino che è certa­mente ancora lungo”. 
Un cam­mino, ha chiuso Curtaz, che non potrà non seguire anche domani la stella polare “del miglioramento continuo, delle produzioni e delle tecnologie, per salvaguardare la qualità raggiunta e prodotta nei nostri vigneti”.
da San Marino Fixing
settimanale di informazione economica, finanziaria e politica