Il peggior sistema fiscale del Mondo? In Italia.

A rilevarlo è una ricerca dell'Economist. E nella speciale classifica sulla competitività il “Belpaese” si piazza al 41esimo posto al mondo.


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Nella speciale classifica sulla competitività l'Italia si piazza al 41esimo posto al mondo, superata da Ungheria, Polonia e Lituania. Al primo posto nella classifica si piazza Singapore seguita dalla Danimarca, dalla Finlandia, dagli Stati Uniti e dal Canada. Arranca, dunque, il sistema Italia.
A rilevarlo è una ricerca dell'Economist, presentata, a Roma, da Business International in occasione della XVIII edizione della tavola rotonda tra imprese e mondo politico italiano dedicata, quest'anno, ai temi del risanamento, della competitività, dello sviluppo ed equità per lo sviluppo economico del nostro Paese.
La ricerca dell'Economist valuta, a livello globale e regionale, la competitività di un Paese e il suo business environment all'interno del contesto internazionale in cui opera, assegnando, attraverso un indice sintetico generale, un valore compreso tra 1 (pessimo business environment) e 10 (ottimo business environment). Due gli archi temporali considerati dallo studio: uno «storico» (2003-2007) e uno «previsionale» per i cinque anni successivi (2008-2013).
E così, a livello mondiale, l'Italia passa dal 6,58 negli anni 2003-2007 al 7,01 per il quinquennio previsionale, registrando un modestissimo miglioramento, dal quarantunesimo al quarantesimo posto. Risultati non lusinghieri anche a livello regionale, dove il Belpaese mantiene la sedicesima posizione, rimanendo nella parte inferiore della classifica, al terzultimo posto.
Dallo studio emerge che l'Italia è il paese con le peggiori condizioni fiscali tra gli 82 paesi considerati. Nonostante, infatti, il punteggio del Belpaese in materia di regime fiscale sia rimasto invariato, l'Italia non solo rimane ultima a livello regionale, ma precipita in fondo alla classifica mondiale.
Per l'Economist, la pessima performance è attribuibile allo scoglio dei contributi per la sicurezza sociale, all'incertezza che grava sull'ambito pensionistico, oltre che all'elevato rapporto che intercorre tra livello di tassazione e il Pil.
I miglioramenti più significativi, invece, sono stati riportati nel settore delle politiche per le imprese e concorrenza (+13,3%), mercato del lavoro (+12,7%) e il sistema finanziario (+8,9 per cento). Anche se i miglioramenti, emerge dallo studio, non si traducono anche in guadagni di classifica.
E così, nel caso del sistema finanziario, che fa perdere all'Italia un posto nella classifica regionale e due a livello globale, nonostante la creazione di banche sempre più competitive con i grandi gruppi bancari esteri, pesano ancora la mediocre partenza dei fondi pensione e la scarsa propensione delle famiglie italiane a diversificare il portafoglio.
Risultati positivi sono registrati nel settore degli investimenti esteri e del mercato del lavoro, dove vengono apprezzati i tentativi di rendere più flessibile il sistema italiano.
Inoltre, a fronte di modesti miglioramenti percentuali (+4%), si registrano perdite di posizione in entrambe le classifiche per il comparto infrastrutture, dove, a detta dell'Economist, l’Italia non riesce ancora a cogliere pienamente le opportunità legate alla posizione geografica e al continuo aumento di merci e passeggeri. A livello globale, infine, spicca il calo degli Stati uniti, che perdono 5 posizioni, da quarti a noni, mentre il Paese che risulta in più forte miglioramento nel prossimo quinquennio è l'India, che risale ben 8 posizioni.