Crisi di governo

 Le preoccupazioni del Sindacato 


 Image L’apertura della crisi di governo solleva forti preoccupazioni in casa sindacale, al punto che il sindacato esprime l’auspicio che di fronte a questa battuta d’arresto tutte le forze politiche presenti in Consiglio sappiano agire con responsabilità per evitare che si apra nel Paese una nuova stagione di instabilità.
  Le dimissioni dei Segretari di Stato e la conseguente crisi di governo che si è aperta a poco più di un anno dalle elezioni è motivo di forte preoccupazione per il movimento sindacale. Proprio in questi giorni siamo impegnati in una serie di assemblee con tutti i lavoratori e pensionati per illustrare le priorità sociali ed economiche che attendono soluzioni concrete. Priorità riassunte nel documento ‘Piano di intervento sociale e per le riforme’ che abbiamo consegnato lo scorso mese all’Esecutivo con l’obiettivo di accelerare i tempi per l’adozione di interventi riformatori e di misure sociali in grado di sostenere e migliorare le condizioni dei lavoratori, dei pensionati e delle loro famiglie”.
  È  evidente che l’attuale stato di crisi della maggioranza rappresenta una brusca battuta d’arresto per l’avvio di politiche fiscali più eque, per il completamento della riforma pensionistica, per la riforma della PA e per garantire quelle tutele sociali ferme da troppo tempo.
  Ma per i Segretari Generali Ghiotti e Beccari c’è un motivo di preoccupazione in più: “Il nostro auspicio è quello che tutte le forze politiche presenti in Consiglio sappiano agire con senso di responsabilità per evitare che si apra una nuova stagione di instabilità e conflittualità permanente. Al contrario,  ci auguriamo che prevalga un clima di confronto trasparente in grado di riconsegnare in beve tempo una guida politica al Paese con cui ricercare soluzioni concrete per l’interesse generale.
Anche per questo consideriamo  inopportuno e insieme miope il tentativo di chi cerca di spiegare questa crisi di governo anche scaricando colpe sul sindacato. Crediamo in realtà sia più utile e serio che la classe politica si interroghi sui motivi di una frammentazione ormai  endemica, di un deficit di rappresentanza che ha innescato la proliferazione di comitati referendari e istanze d’arengo, di una incapacità progettuale che spesso è sfociata nell’insensibilità verso i  problemi sociali che pesano sul mondo del lavoro”.