Commento alle accuse sollevate dal generale Vicanolo

Evasione, il Segretario alle Finanze Macina: 'Colpa delle leggi italiane'


 Image‘Questo non è un paradiso fiscale, questo è un paese dove si fa impresa seria: alcune situazioni andrebbero controllate in Italia stessa, è l’Italia che ha normative che andrebbero riviste.
Insomma, se gli italiani evadono, sarà un problema delle leggi italiane che permettono che l’evasione sia possibile”.
E’ limpido e fermo il commento del segretario alle Finanze, Stefano Macina, alle ultime accuse sollevate dal generale di Brigata, Giuseppe Vicanolo capo del III Reparto operazioni del comando generale della Guardia di Finanza che, intervistato dal Sole 24 Ore e dal Wall Street Italia ha sentenziato: “dei complessivi 4,2 miliardi di redditi imponibili evasi in Italia da aziende estere, ben 1,2 sono riconducibili a San Marino e questo solo nell’ultimo anno”.

Sarà parlare dell’ovvio, per le Fiamme Gialle, ma per San Marino ciò significa mettere in crisi mesi – anni – di lavoro sull’accordo di cooperazione economica.
“Chiaramente – addolcisce i toni Macina – al tavolo di confronto con Roma, non possiamo chiedere conto di tutto ciò che viene detto riguardo San Marino.
In fondo, a dirlo, non è stato l’apparato politico, ma la Guardia di Finanza.
L’accordo non viene per questo messo in discussione, ma chiaro è che l’ennesimo attacco al sistema sammarinese fa luce su alcune situazioni di incertezza che, prima dell’accordo di cooperazione, devono essere chiarite. Senza rimandare”. (…)
“Quello di cui ogni tanto in Italia si torna a parlare è un fenomeno che non ci risulta – riprende Macina -.
Qui è giunto il momento che si smetta di sparare nel mucchio e si evitino attacchi generici che non servono a nessuno.
Se l’accusa si riferisce ad aziende fantasma, ben vengano controlli coordinati che individuino un percorso di monitoraggi continui tra San Marino e l’Italia, ma se parliamo di aziende che a San Marino hanno dipendenti e creano occupazione, non mi si venga a dire che quella è evasione fiscale per l’Italia.
Nei casi più critici si colpisca solo chi usa in maniera strumentale i rapporti tra i due Stati, ma basta incolpare il sistema. Sono accuse che respingiamo volentieri al mittente”.

Eppure, la Guardia di Finanza, l’altro ieri sulle autorevoli colonne del quotidiano di Confindustria, non è stata per niente generica.
Anzi, dopo aver dato i numeri (quelli dell’evasione, si intende), ha promesso: “ La Repubblica è un territorio che controlleremo”.
E chi già stava pensando alle Fiamme Gialle al confine come ai vecchi tempi firmati Vincenzo Visco, se la rida con Macina: “Ci controlleranno? Se hanno la compiacenza di diffondere dati, ci hanno già controllato”.
Non consola, poi, sapere che, per quanto riguarda l’accordo di cooperazione al momento tutto è fermo, ma a settembre San Marino attende una chiamata dall’Italia per riallacciare i tavoli di confronto tra i due stati.
L’accordo vero e proprio è sospeso, dopo le integrazioni chieste dal Titano.
Prima c’è da risolvere il nodo della fiscalità e non sono mancati nei primi sei mesi dell’anno, gli incontri tra le due delegazioni tecniche in materia: sia che si tratti di doppia imposizione per i frontalieri, sia per le difficoltà incontrate della aziende sammarinesi nell’interpretazione dell’esterovestizione, sia sulla creazione di una piazza finanziaria.
San Marino aveva chiesto un nuovo incontro per la fine di luglio, ma la bufera tutta italiana legata al vice ministro Visco e ai rapporti con le Fiamme Gialle ha fatto saltare il faccia a faccia.


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