Ricerca e sviluppo: in arrivo una R&S tutta sammarinese

Ricerca e sviluppo: da illustre semi-sconosciuta, confinata nelle divisioni delle imprese che la frequentavano già e se la potevano permettere, a protagonista pubblica e celebrata di un processo di elevazione complessiva della dinamicità ...

Ricerca e sviluppo: da illustre semi-sconosciuta, confinata nelle divisioni delle imprese che la frequentavano già e se la potevano permettere, a protagonista pubblica e celebrata di un processo di elevazione complessiva della dinamicità e della qualità del sistema delle imprese.


Il fulmineo percorso evolutivo conosciuto a San Marino dall’attività di “Ricerca & Sviluppo”, trasformatasi nel giro di due anni da funzione aziendale squisitamente privata a paradigma di eccellenza di tutta l’azienda-San Marino, è l’immagine speculare della svolta impressa alla R&S dalla legge n.19 del 27 gennaio 2006, che ha definito la natura e l’intensità dell’interesse pubblico in materia, come pure l’estensione della tutela accordata dallo Stato.

Buona parte del merito del new deal della R&S va comunque ascritto alla sezione sammarinese del network europeo Eureka e all’Ufficio attività di ricerca, che si sono prodigati in un oscuro lavoro di promozione delle scelte del legislatore, condotto tra mille difficoltà e spesso nell’indifferenza delle associazioni di categoria.

Proprio i due organismi, con il coordinamento della segreteria di Stato all’Industria, sono stati i protagonisti di un convegno dedicato, svoltosi mercoledì alla presenza del segretario di Stato Tito Masi, del rettore dell’Università Giorgio Petroni e della direttrice dell’USBM, Silvia Rossi,, promosso allo scopo di fare il punto sullo stato della R&S a San Marino e di anticipare alcune importanti novità legislative, resesi necessarie per aggiornare il quadro delle sovvenzioni pubbliche alle crescenti richieste delle imprese.

L’indagine: R&S, una peculiarità delle “grandi imprese” locali.
Di particolare rilievo il contributo offerto alla focalizzazione del fenomeno R&S a San Marino, dalla responsabile dell’Ufficio attività di ricerca, Valentina Ercolani Casadei.
Lo strumento utilizzato, un questionario recapitato ai circa 3.000 titolari di licenza industriale.
Il “censimento” che ne è scaturito circoscrive a non più di 50 imprese, l’1,6% del campione, lo “zoccolo duro” della R&S: per 40 di queste si tratta di una pratica ordinaria, attuata in collaborazione con università, istituti e laboratori specializzati; per 10 invece di una funzione programmata o desiderata ma non ancora avviata.
Il gruppo, che comprende molte delle imprese più “grandi” (la media rilevata è infatti di 42 dipendenti per unità), nonostante la sua esiguità movimenta un volume di investimenti superiore a 10 milioni di euro all’anno, indirizzati nel 63% dei casi verso attività di ricerca industriale e di sviluppo precompetitivo e nel restante 37% verso programmi di innovazione e di trasferimento tecnologico.
La R&S non si traduce quasi mai in una funzione accessoria: per il 56% delle imprese, difatti, si tratta di un elemento che non può essere disgiunto dall’attività stessa dell’impresa.
L’indagine individua anche le aree in cui si concentra prevalentemente la ricerca, vale a dire ICT (20%), robotica e automazione (18%), nuovi materiali (16%), ambiente (14%), e tecnologie mediche e biomediche (11%), nonché le finalità dell’attività, diretta nel 73% dei casi a una commercializzazione dei risultati della ricerca (in Italia per il 46% del campione).
Specialisti di valore cercansi.
Più consistente di quanto si potesse supporre il contingente degli addetti alla ricerca: 150, per la quasi totalità in possesso di lauree specialistiche e di profili professionali praticamente introvabili in Repubblica.
A conferma della fondatezza di questa impressione, il 90% delle imprese vede nella difficoltà di reperimento di specialistici di elevato profilo, già formati o comunque da affinare nella loro preparazione in funzione della tipologia di produzione aziendale, un grosso ostacolo allo sviluppo delle funzioni di ricerca.
Proprio allo scopo di ovviare a questo gap, le imprese chiedono allo Stato di snellire la trafila burocratica preordinata all’assunzione di personale altamente qualificato e di facilitare l’impiego di collaboratori per progetti specifici.
Tra le altre richieste, l’incremento dei finanziamenti, anche a fondo perduto e la loro erogazione anche in assenza di partnership con altri soggetti (istanza, questa, accolta con il prossimo varo di un decreto); la concessione di sgravi contributivi per il personale addetto; l’intensificazione dei rapporti tra atenei e imprese, e un più convinto sostegno pubblico a favore della formazione, principalmente dei giovani sammarinesi.
Allo studio numerose novità legislative: in rampa di lancio i progetti “nazionali”.

Illustrato nel convegno, accanto al progetto di parco scientifico-tecnologico su cui si è soffermato il rettore, anche il ventaglio delle novità legislative che a breve interesseranno la R&S.
Della prima, annunciata dal presidente del Comitato esperti valutatori, Amedeo Michelotti, si è in parte detto.
Si tratta di un decreto di prossima emanazione in cui, oltre a un nuovo schema di finanziamento cfr. riquadro a destra), verrà stabilita una soglia massima (si discute ancora se di 50 mila o 100 mila euro) alla quale ancorare il finanziamento di progetti interamente “nazionali”.
“La norma - ha spiegato Michelotti - è stata studiata per agevolare le imprese che non necessitano di partner esteri per lo sviluppo dei propri progetti di ricerca”.

Ma non è questa l’unica novità in arrivo.
“Il decreto, tuttora in fase di studio - ha aggiunto Massimiliano Casali, responsabile della rete Eureka a San Marino – individuerà anche le aree tecnologiche su cui convogliare prioritariamente gli interventi pubblici.
Al momento le proposte più accreditate riguardano le ICT, ovvero le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, l’elettronica, l’energia, l’ambiente, la gestione dei rifiuti e, per l’industria manifatturiera, i trasporti e la produzione di materiali”.

Annunciata da Michelotti anche un’altra rilevante integrazione legislativa: la modifica del decreto 126/06, onde “permettere a chi ha già ottenuto finanziamenti per un progetto, di accedere a nuove sovvenzioni per altri progetti ancora prima della conclusione del primo”.
Naturalmente saranno previste alcune “clausole di sbarramento”, ancora da decifrare, a tutela dell’affidamento pubblico. Il numero dei progetti contemporaneamente finanziabili, infatti, non sarà illimitato: al massimo, ha puntualizzato il presidente del CEV, “saranno tre, con il correttivo di una giustificata precedenza da accordare alle imprese che non abbiano mai fruito di finanziamenti”.

da San Marino Web